Il rumore è quello solito, andante metallico di pellicola avanzare.
Prospettiche visioni più o meno gratificate da futuri lavori in italiche camere oscure.
Il freddo sulle mani e il ghiaccio che scivola sulle acque del fiume Vistola. Via verso Danzica e il suo golfo. Il mar Baltico. Poi Guanti colorati. Sciarpa, cappuccio. Cappotto lungo e nero.
Un pub. Il suo caldo artificiale. Anonimo ambiente già visto che da se stordisce molto più della birra spillata. Cruda. Buona.
E poi passi in un sole irreale. Parole che non contano, del resto.
Come la fuga di quel ghiaccio utopico che continua ad avanzare incurante di uno sfaldarsi irreversibile. Almeno fino al sopraggiungere di un altra notte a - 15. Per continuare a sognare Danzica. Il suo golfo. Il mar Baltico.
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