domenica 24 luglio 2011

Staccare la spina

Bisogna trovare il tempo di riflettere e analizzare le situazioni che ci vengono proposte dalla quotidianità e dalla vita. Il mio discorso è generale, ma, nello specifico, cito un articolo comparso on line sul sito de "il manifesto" riguardante i fatti norvegesi.
(24/7/2011 Marco D' Eramo):

"Il meccanismo della comunicazione globale ci impone - per ieri e per oggi - le stragi di Utoya e Oslo con la loro disumana violenza. Pronto a dirottarci domani verso una nuova strage, un nuovo massacro, un altro tsunami che cancelleranno la memoria di questo eccidio come un file da una penna di memoria flash. E invece dovremmo un istante staccare la spina alla nostra tv satellitare, dovremmo prenderci una «siesta digitale» come diceva El Pais qualche giorno fa e cercare di ricostruire un background concettuale agli eventi che ci vengono incessantemente imposti e subito sottratti. Pensarli politicamente, cercare di capire quale nuova dialettica dell'illuminismo ha portato una democrazia nordica a guardare esterrefatta i corpi crivellati dei suoi adolescenti giacere inanimati su un'isola felice."

Io lo dico da anni, pubblicando appelli atti a cosiderare la comunicazione per quello che è: ottima occasione di arricchimento culturale indebolita e spesso plagiata da fuorvianti meccanismi legati al modello socio culturale: il consumismo e il capitalismo post-edonista. Perciò tutte le informazioni sono iper-veloci, indigeribili e non assimilabili in maniera duratura. Sono d'accordo con le considerazioni di Marco D'Eramo e le ho postate sul mio blog, nonostante esso faccia parte di un modello di informazione utilissimo ma spesso fuorviante per chiunque non abbia capacità critiche adeguate.
Ancora posto un commento di un lettore dallo stesso sito. Parole a mio avviso condivisibili:

Riflessione politica calma, nel bel mezzo del fumo? Difficile. Si e' appena celebrato l'anniversario di McLuhan: il messaggio e' il media. E' il WEB che costringe a sparare subito le notizie, a tenerle calde per poche ore ed a fagocitarle con nuove. E' il brutto di internet (che pure ha tanti lati belli).
Un altro lato brutto e' la solitudine degli utenti, che scambiano milioni di messaggi al secondo, ma non si danno mai la mano, non si accarezzano. Proprio come il folle che ha fatto la strage che passava le giornate isolato davanti ad un monitor ad inventarsi nemici. E' la battaglia tra un modo ultra-moderno di fare politica (il WEB) ed uno "classico", con un raduno di ragazzi su un'isola a discutere, cantare, fare il bagno.Infine: per le analisi approfondite, e' piu' utile scrivere libri, che rimangono, piuttosto che articoli, che volano via. Oppure iniziare a parlarne sul MANIFESTO, come la serie sull'Europa che sta circolando in questi giorni. Da trasferire poi in un dossier (ne ricordo uno bellissimo sull'Iran). 24-07-2011 12:30 - Ahmed

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